Momento critico

Le désert des Tartares

Par Guido La Tartara

Le désert des Tartares: di Dino Buzzati (titolo originale: Il deserto dei tartari) Adattazione teatrale: Xavier Jaillard Regia: Christian Suarez Scenografia: Jean-Pierre Logerais Luci: Jacques Rouveyrollis Musiche: Fred Jaillard

Al Théâtre Petit Hébertot fino al 18 marzo 2012 sarà in scena Le désert des Tartares, nella rivisitazione per teatro di Xavier Jaillard (impegnato in scena con Fabien Heller).

L’opera di Buzzati parla del Sottotenente Drogo, giovane ufficiale che ottiene come sua prima destinazione d’incarico la Fortezza Bastiani, un vecchio avamposto di guardia della frontiera nord del paese. Un vecchio avamposto di difesa che guarda al deserto con imbronciata diffidenza, e che da quel deserto attende con impaziente paura un nemico che arriverà un giorno o forse non arriverà mai.

La distanza dai ritmi e dai luoghi della società, le abitudini rigide e al contempo alienanti della vita militare, in un forte che impassibile guarda l’invecchiarsi dei suoi dimoranti, offrirono a Buzzati la giusta metafora per descrivere quell’ambiente lavorativo delle redazioni giornalistiche che lui viveva e in qualche maniera soffriva. Luogo questo dove un lavoro esercitato nelle ore dormienti della società, isola i suoi uomini in una scrivania, nel loro esilio forzoso e volontario, rendendoli spesso dei martiri e molto più di rado degli eroi.

Che cosa vuol dire esistere? Il quesito che ha accompagnato gli esistenzialisti di due secoli, nel Deserto dei tartari arriva ad un sottile e composto epilogo morale: la dignità nel poter/dover affrontare la morte, in seguito ad una vita consumata nell’aspettare cose di beckettiana attitudine.

Il lavoro in esame è un vero e proprio concentrato di professionalità.

La voce narrante di Jaillard associata alle scelte di Suarez aiutano lo spettatore a distillare il messaggio sempreverde di Buzzati. Le musiche evocative e la scenografia quasi minimalista, sono invece enfatizzate dal lavoro certosino di Jacques Rouveyrollis, già vincitore di due Moliere per le Luci nonché ideatore delle luci della Tour Eiffel.

Per poter avere prodotti di vero ed entusiasmante valore quindi, non servono necessariamente budget milionari. Bensi’ passione per quello che si fa e voglia di trasmettere agli altri le proprie conoscenze, insomma i veri propulsori dell’arte e della divulgazione culturale.

Publié le jeudi, 2 février 2012 à 10h08