Orgoglio e pregiudizio

Gli italiani sono molto religiosi

Par Elisa Torretta

Tutti gli italiani sono religiosiQualche giorno fa dovevo prendere appuntamento con un signore francese. Gli ho proposto di incontrarci domenica a mezzogiorno e lui mi ha risposto: “Ah, si! Dopo la messa!”. Subito dopo ha aggiunto: “Scherzo…”.
Sul momento non ho capito la battuta. Ho trovato molto strano che mi dicesse che la domenica mattina lui va a messa. Dopo circa due ore ho avuto un’illuminazione: siccome sono italiana, non è lui che va a messa la domenica, ma io!

Gli esempi di questo genere sono numerosi. Conosco un ragazzo australiano convinto che in Italia non esistano i preservativi. Qualche anno fa, in una trasmissione brasiliana raccontavano che in Italia le donne non si mettono a seno nudo al mare, per non essere scomunicate.
Equivoci di questo tipo nascono dalla convinzione, molto comune fra gli stranieri, che gli italiani siano tutti molto credenti.

Ma cosa vuole dire essere molto credenti?
Sicuramente la religione cattolica fa parte integrante della nostra cultura. Molti modi di dire derivano proprio dalla religione. Per esempio: una persona sfortunata e disgraziata è un “povero Cristo”, un avvenimento molto raro ha luogo “ogni morte di Papa”, e la semplice parola “un cristiano” può essere sinonimo di “un essere umano”. Quando facciamo un giro turistico dell’Italia, siamo obbligati a visitare le chiese, perché in genere è lì che si trovano i capolavori più interessanti. Se vogliamo capire l’arte italiana, dobbiamo conoscere anche l’Antico e il Nuovo Testamento, se no tutti quei Santi e Madonne saranno solo dei bei disegni senza significato.

Si può dire che tutti, più o meno, abbiamo ricevuto un’educazione cattolica, ma questo non equivale esattamente ad essere religiosi. A livello personale, infatti, la religione condiziona le nostre vite molto meno di quello che si pensa.
Malgrado anni e anni di catechismo, niente ci impedisce di rubare, insultare gli altri, truffare il fisco, parlare male dei nostri migliori amici, ecc. Sul piano sessuale, poi, è il trionfo dell’ipocrisia: a parte i rapporti sessuali pre-matrimoniali e l’uso diffuso del preservativo, non sono un problema i rapporti extra-coniugali (anche con signore appositamente pagate), i divorzi ripetuti e i matrimoni in chiesa perché la cerimonia è più bella.

Forse ci sono molti italiani che vanno a messa, ma, nonostante tutto questo fervore, l’Italia non è un paese idilliaco, popolato da mistici ed eremiti.
Ma allora cosa siamo? Religiosi, credenti, praticanti, cristiani… ci sono troppi casi personali per potere dare una definizione precisa. E poi, come si fa a misurare il “livello di religiosità” di un popolo? La devozione in Italia è molto forte, ma è difficile stabilire che cosa sia dovuto alla tradizione e all’abitudine, e che cosa sia dovuto a una vera convinzione.

La presenza del Vaticano ha contribuito a sviluppare un forte sentimento religioso. Ma allo stesso tempo, è un motivo di opposizione e di critica da parte di molte persone che reclamano meno interferenze della Chiesa nella vita pubblica italiana.
L’adesione, quindi, non è così massiccia e uniforme come si può pensare.

Naturalmente la religione è molto strumentalizzata nel modo politico: quando si vuole mostrare di essere patriottici o di difendere gli interessi nazionali, gli uomini politici esibiscono sempre i più alti ideali cattolici. Salvo, poi, avere delle vite private assolutamente incoerenti.

Ultima osservazione: spesso gli stranieri fanno commenti ironici sul fatto di essere credenti, e non capisco proprio perché. Forse noi italiani non siamo abbastanza esotici. In genere, si guardano con ammirazione i tibetani che passano ore in preghiera, ma si fanno commenti divertiti perché a Roma si va a messa la domenica. Non mi sembra una cosa strana: Roma vale bene una messa.


Glossario :

Scherzare: non parlare seriamente, prendersi gioco di qualcuno o qualcosa.
Battuta: intervento parlato di un attore sulla scena. Per esteso, una frase in un discorso, in genere arguta e vivace.
Capolavoro: l'opera migliore di un autore o di un'epoca
quei: plurale maschile dell’aggettivo quello
bei: plurale maschile dell’aggettivo bello
fisco: amministrazione finanziaria dello stato
sviluppare: fare crescere, aumentare, potenziare.

Publié le samedi, 27 mars 2010 à 15h21